Home » Sociosanitario » Comunità residenziali » Campostino – Comunità adolescenti a rischio psichiatrico

Campostino – Comunità adolescenti a rischio psichiatrico

riabilitazione per cerebrolesi

Capacità ricettiva: 9 ospiti fino a 21 anni

Indirizzo: : Via di Campostino, 18 (Loc. Santa Maria a Colonica)

Telefono: 0574/542349

Email: casacampostrino@operasantarita.it

Dott.ssa  Elena Guasti

e.guasti@operasantarita.it

Comunità di riabilitazione per Ragazzi Cerebrolesi

La struttura di via Campostino a Santa Maria a Colonica, Prato, è un servizio della Fondazione Opera Santa Rita e si configura come struttura residenziale comunitaria con la funzione di PROTEZIONE SOCIALE E DI INTERVENTO TERAPEUTICO RIABILITATIVO.
Il servizio è teso a favorire una risposta residenziale ad adolescenti, in situazioni a rischio,di difficoltà socio-familiare e/o psico-sociale con segni di disagio mentale. La struttura è rivolta a giovani di entrambi i sessi di età compresa tra i 12 e i 18 anni. È prevista la permanenza dei ragazzi fino a 21 anni in casi particolari quali specifiche disposizioni da parte del Tribunale dei Minori, per il completamento dell’iter formativo scolastico/professionale, oppure per una adeguata ripresa delle relazioni con l’ambiente familiare.
Gli ospiti della Comunità hanno accesso previa richiesta del Servizio Sociale e/o dell’Unità Funzionale Salute Mentale Infanzia Adolescenza.
La Comunità può accogliere fino a un massimo di 9 ospiti per una permanenza media tra i 12 e i 18 mesi.

Criteri di esclusione sono:

  • Insufficienza mentale di grado medio o grave
  • Dipendenza da sostanze
  • Psicosi acuta o non controllata farmacologicamente.

 

Il minore a rischio è quell’adolescente che trovandosi in un ambiente sociale e familiare non adeguato a sostenerlo nel suo sviluppo mentale e nel percorso educativo più opportuno rischia blocchi,arresti o deviazioni dello sviluppo,arresti o deviazioni sono,dunque,gli esiti psicopatologici da curare e dei quali prendersi cura. Sono minori che possono mettere in atto comportamenti molto rischiosi anche per la loro incolumità, manifestare comportamenti più o meno gravi del rapporto con la realtà, isolamento e depressione, assumere atteggiamenti antisociali e disturbi del controllo degli impulsi, assumendo modi di esprimersi solitamente incongrui rispetto al contesto socioculturale e lavorativo. Gli esiti sintomatologici di diverse problematiche ambientali e temperamentali possono essere: DCD, disturbo da comportamento dirompente nella forma di disturbo della condotta (DC) e nel disturbo oppositivo-provocatorio (DOP); DOC ( disturbo ossessivo-compulsivo) in generale sono chiamati disturbi pervasivi dello sviluppo.

Ogni ragazzo è seguito nel suo percorso educativo da uno o più dei numerosi educatori della Comunità, il quale mantiene i contatti con la scuola o con il mondo del lavoro e si preoccupa di tutto quello che può servire alla vita del giovane.
La Comunità, attraverso varie attività e sulla trama della vita di gruppo, pone i presupposti per lo svolgimento dell’intervento specialistico allo scopo di perseguire gli obiettivi personali, garantendo agli ospiti il necessario supporto individualizzato e una disponibilità di ascolto costante e puntuale. Il potenziale riabilitativo e terapeutico è insito nella relazione che viene a crearsi tra l’educatore e il minore,tra l’ambiente e il minore. Scopo ultimo del percorso all’interno della Comunità è quello di garantire ad ogni ragazzo la ripresa dello sviluppo, se ha subito blocchi o deviazioni, lo sviluppo dell’autonomia e dell’integrazione con il contesto sociale. Il modello che integra il lavoro degli operatori e costituisce il loro metalinguaggio è derivato dalla ‘Schema Therapy’.

È importante non dimenticare che il minore, nonostante provenga da una famiglia problematica, ha sviluppato, nei confronti dei genitori – e dell’ambiente familiare in genere – un certo grado di attaccamento e che l’allontanamento provoca senz’altro profondi turbamenti emotivi ed incide sull’equilibrio della personalità. La tendenza è quella di ritenere che un letto, dei pasti caldi ed una assistenza sufficientemente buona siano terapeutici di per sé. Può anche essere così – nel senso che questi elementi contribuiscono alla realizzazione di un ambiente accogliente, positivo e stimolante che può favorire la ripresa dello sviluppo psichico ma ciò che conta è il clima psicologico e la capacità di accoglimento ed elaborazione delle ansie e delle angosce che accompagnano il minore al momento dell’ingresso in comunità e lungo il percorso riabilitativo. E’ importante che l’operatore di comunità conosca e possegga interiormente quanto Winnicott andava affermando: “solo un ambiente ‘sufficientemente buono’ potrà avviare il processo di costruzione del Sé del bambino…” In comunità l’educatore deve confrontarsi, quotidianamente, con la sofferenza psichica di chi sta accudendo, con le ansie, le angosce, l’aggressività, la distruttività, la conflittualità – così come con le risonanze dalle caratteristiche più positive . Occorre in primo luogo ‘ prendersi cura’ dell’adolescente e poi proporre un progetto educativo, quando le prescrizioni educative potranno passare entro un rapporto autentico e franco. La comunità è anche uno spazio offerto al minore entro il quale può riprendere il cammino evolutivo interrotto o disturbato. Sono presenti momenti collettivi e individuali. La comunità è contenitore, in quanto svolge una azione contenitiva di comportamenti devianti,difficoltà esistenziali,cariche distruttive,angosce, ma al tempo stesso ha il compito di sviluppare crescita, capacità di relazione con gli altri e con l’ambiente, di competenze tecniche, di autonomie nella gestione della vita quotidiana,della salute . Oltre al contenimento, la comunità svolge la funzione di stabilità dell’esperienza. Viene offerta al minore l’opportunità di fare un’esperienza stabile, nel tempo e nello spazio, di affetti che sostengano l’adeguato sviluppo della mente.

Sebbene sia un po’ artificioso schematizzare quelli che possono essere i possibili traguardi che congiuntamente adolescente e Comunità compiono nel corso del tempo si propone ugualmente una sintesi del processo in sei aeree che in termini winnicottiani possiamo definire…..” attraverso un ambiente sufficientemente buono….il minore.. potrà avviare il processo di (ri)-costruzione del sé…partendo dalle sensazioni corporee di fusione primaria sino a giungere alla dipendenza relativa e poi all’autonomia”

1. AREA INSERIMENTO

 Motivazione del ragazzo e programma d’inserimento
Non sempre le due istanze ( motivazione e programma) collimano. Tuttavia, giacché il successo di un inserimento in Comunità dipende in buona parte da una buona alleanza terapeutica è essenziale rendere consapevole l’adolescente circa il fatto che il proprio disagio può alleviarsi qualora egli entri in Comunità. Nessuno sforzo è più ripagato di quello teso a ottenere un sincero consenso. Il programma di inserimento può iniziare prima dell’ingresso in comunità e consiste in colloqui individuali e familiari e in un periodo residenziale di prova. L’adesione dell’adolescente al progetto è un traguardo prima che un punto di partenza.

2. AREA AMBIENTAMENTO e setting comunitario

  1. Ambientarsi significa tollerare la separazione dalle relazioni passate e nello stesso tempo costituirne di nuove all’interno di un sistema le cui regole non rispecchiano quello antecedente. Si tratta di una fase indubbiamente sofferta e fonte di conflitto, fase che richiede da parte della Comunità flessibilità e adeguamento al bisogno di rassicurazione del singolo ragazzo pur all’interno di un setting che sia nel suo insieme comune per tutti gli ospiti. Il setting comunitario prevede un programma di attività (cura personale e della stanza,cura degli ambienti comuni,momenti conviviali,gruppi di discussione,gruppi terapeutici,gruppi espressivi,spazi liberi) ognuna delle quali con un suo sottosetting che definisce sia il compito dell’adolescente che il lavoro dell’operatore che lo segue. In tal modo ognuno sa quello che deve fare e ciò rassicura e responsabilizza tutti. Ogni adolescente ha un educatore di riferimento che svolge funzioni diverse secondo le diverse fasi del processo. In questa fase funge da tramite della comunicazione col resto del gruppo e lo aiuta a rispettare i confini.

3. AREA AFFIDAMENTO e funzione genitoriale
Questa fase, che s’interseca con la precedente, corrisponde al momento in cui il ragazzo stabilisce una relazione significativa con un particolare operatore. Esiste, all’interno della Comunità, la figura dell’operatore di riferimento, che sarà deputato a interagire in maniera più pregnante con quel dato ragazzo. La relazione che ne consegue assume spesso funzioni materne o genitoriali. Se da un lato ciò implica per il ragazzo abbandono e soddisfacimento dei propri bisogni affettivi, dall’altro richiede all’operatore tolleranza verso i momenti regressivi e verso le istanze aggressive soggiacenti ogni rapporto parentale. Il coinvolgimento nella relazione, l’ascolto attento, il prendersi cura, l’accogliere i bisogni senza colludere, il recuperare fiducia dopo gli attacchi costituiscono il bagaglio professionale dell’operatore.

4. AREA INDIVIDUAZIONE

 Individuazione e riabilitazione terapeutica
Questa fase coincide con il superamento del rapporto privilegiato con un operatore e con una più ampia apertura alle relazioni interne alla Comunità. Rassicurato dal fatto che quel dato operatore gli aveva fornito una base sicura affettiva, ora tale base inizia a essere interiorizzata ed il ragazzo si volge sempre di più con coraggio verso l’ambiente, seppur protetto, della Comunità. Egli inizia a esprimersi con più scioltezza, a confrontarsi, a cooperare col gruppo, a porre se stesso in relazione all’altro. A questo punto chi era stato l’operatore privilegiato deve tollerare la sua fine, la sua distruzione da parte del ragazzo poiché la sua immagine è in parte correlata alla dipendenza.

5.A REA AUTONOMIA programma di autonomia
È il traguardo finale e coincide con il reinserimento dell’ospite. In genere, la conclusione della fase residenziale richiede prima una verifica sulla tenuta dell’ospite al di fuori di una situazione protetta quale la Comunità. Assieme, operatori e adolescente, condividono un progetto realistico su cosa si farà dopo: un progetto che tenga conto sia delle aspettative che dei limiti individuali.

6. AREA SEPARAZIONE programma di dimissioni

L’adolescente viene aiutato a stilare un auto-attestato, un bilancio della sua esperienza in comunità in cui si evidenziano: i miglioramenti ottenuti, i punti di forza e le fragilità che permangono e delle quali tener conto nelle scelte future. A questa area appartiene la restituzione del mandato a suo tempo dato alla comunità per il quale occorre programmare un tempo che consiste in contatti coi servizi invianti e coi familiari per valutare le opportunità concrete ed esaminare un reinserimento sociale possibile.

In sintesi la comunità offre agli adolescenti un luogo e un tempo,il contenimento e una stabilità di esperienza attraverso la relazione con l’operatore che si prende cura della sofferenza psichica di chi sta accudendo, con le ansie, le angosce, l’aggressività, la distruttività, la conflittualità – così come con le risonanze dalle caratteristiche più positive . L’operatore si prende cura attraverso il ‘ saper fare’,attraverso l’azione che lega il concreto al mentale, e attraverso il saper stare riconoscendo l’importanza di esserci come adulto ‘sano’ congruente e costante. Nella lettura dei bisogni dell’adolescente l’operatore si rifà alla ‘Schema Therapy’ ed elabora un percorso costituito da sei step.

La modalità di inserimento in comunità avviene tramite una richiesta, opportunamente corredata da una relazione sociale e sanitaria, indirizzata al Comitato Tecnico a casacampostino@operasantarita.it